Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in un'intervista al Sole 24 Ore, ha spiegato le linee guida del suo programma per la Sanità italiana.
Tra i punti principali della proposta del ministro ci sono:
- Profondo disequilibrio tra la qualità delle prestazioni tra Nord e Sud. Sacconi propone un rinforzamento della governance del Servizio Sanitario Nazionale accompagnato da una razionalizzazione della spesa e dall'istituzione di un benchmark di qualità e quantità per i servizi. Per realizzare tutto questo, il neo ministro propone un coordinamento aperto, "con il contributo delle regioni più efficienti".
- Il Patto per la Salute già esistente deve essere rinforzato e applicato in maniera corretta: le sanzioni non bastano. Tra le altre cose, il federalismo fiscale servirà a responsabilizzare le regioni più deboli, ma anche ad individuare facilmente i fallimenti in campo sanitario e ad indicarne le responsabilità politiche.
- Largo, nel SSN, al privato di qualità, ai fondi integrativi, all'outsourcing e al project financing. Alle singole regioni spetterà il compito di decidere se fare dei propri ospedali delle società per azioni.
I dettagli del programma non sono ancora noti. E non è nemmeno noto se gli ospedali trasformati in Spa resteranno comunque di proprietà pubblica o diventeranno privati.
Le reazioni alla proposta non si sono fatte mancare. Secondo alcuni, una volta diventati Spa, gli ospedali saranno in grado di fornire servizi migliori a costi inferiori. Secondo altri, invece, il rischio di una gestione privatistica potrebbe rendere merce una cosa che non può essere considerata tale. La salute, appunto.
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